PAROLA DI HERMES: IL PARADOSSO DELL’IMMAGINAZIONE. DI VALERIA BIANCHI MIAN E VALENTINA MARRA

Parola di Hermes:
il paradosso dell’immaginazione.
Di VALERIA BIANCHI MIAN E VALENTINA MARRA

   

    

  1. La comunicazione nel processo terapeutico. Il volo di Hermes tra i regni diurno e notturno

Hermes, al quale fu assimilato il Mercurio dei Romani, era figlio di Maia, una delle Pleiadi, che lo aveva concepito con Zeus. Il mito narra che, appena nato, il dio rubò ad Apollo alcune bestie che nascose in una stalla, ma venne scoperto proprio da Febo, dal quale riuscì a farsi perdonare, ottenendo il caduceo in cambio della siringa. Si narra che il caduceo prese vita da due serpenti uniti intorno alla verga del dio.

Si favoleggia che un giorno Ermes stesse scorrazzando sul monte Citerone quando s’imbatté in due rettili che si combattevano aspramente. Per separarli gettò fra loro la verga d’oro che gli aveva donato Apollo e le due serpi si attorcigliarono immobilizzandosi una di fronte all’altra. Era nato il caduceo, emblema di pace e di amicizia tra i popoli. Il suo simbolismo era tuttavia più profondo, in sintonia con il dio: alludeva all’armonia cosmica che nasce dall’equilibrio degli opposti. (1)

Un altro aspetto di Hermes era la mobilità, tipica dei pastori nomadi, tanto da essere adorato dai viandanti, che lo consideravano una guida per i vivi e per i morti: 

Ermes purificava le strade e là dove aveva purificato gettava fuori della strada una pietra che serviva da segnale. (2)

Proprio della pietra Hillman racconta: 

La pietra è in sé il tempo, è riempita di tempo, ha una lunga vita, ha l’età del mondo. Essendo stata presente per tutta la durata del tempo, non può che essere una pietra filosofale, un “lapis philosophorum”, la pietra come filosofo, la pietra della saggezza. Poiché il suo corpo condensa in un unico solido oggetto la storia del tempo, il lapis può vincere i condizionamenti della storia e servire da elisir di lunga vita. 

La pietra, afferma Jung, è materia prima e ultima, di natura equorea, poiché fredda e umida.

È questo, metaforicamente, lo stesso processo che avviene in terapia: le immagini si innaffiano, si differenziano, si ripetono, si fissano, si rendono chiare e trasparenti. L’astuta abilità di Mercurio trasforma le nostre immagini mentali e consente, quindi, il passaggio dal letterale all’immaginale.

Hermes è il dio che attraversa, da traversare: andare al di là. Colui che oltrepassa il ponte, materia prima e materia ultima che congiunge agendo da psicopompo tra conscio e inconscio.

Jung definisce Hermes come Kyllenios “il causatore delle anime”, ovvero colui che nel mezzo apre infiniti spazi dove i processi possono essere elaborati.

Soffermiamoci sul nome greco del dio, herma, che corrisponde al “mucchio di pietre”, perché proprio i tumuli di pietre lungo la strada diventavano punti di riferimento per i viandanti, così da non perdere la strada, viaggio introspettivo nella terra di Ade, nel mondo infero oscuro e ricco.

Lo spazio analitico diviene spazio ermetico, luogo psichico in cui è possibile dare confini e delimitare la ricerca introspettiva; un luogo mobile e mai fisso. È così che nel dialogo terapeutico, dal greco dia-logos, attraverso la parola, avviene l’atto trasformativo, tra luce e buio, tra regno diurno e notturno. Arduo è il compito del terapeuta nell’era apollinea che stiamo vivendo. Apollo, solare e vincente, colui che vuol vedere con chiarezza, amante della coerenza e della verità, è il dio che non può abitare la stanza d’analisi, se non accanto alla presenza del fratello Hermes, con i suoi imbrogli, le fughe e scappatoie. In termini psichici, aspetti scissi e rimossi che spesso mettono in difficoltà il terapeuta. Ed è qui che Apollo deve farsi da parte, con la sua pretesa di verità. Nella stanza d’analisi sono proprio tali processi che con-ducono paziente e terapeuta nel regno infero. Hermes il briccone e psicopompo di anime. L’inno omerico a Hermes, nato al mattino e già a mezzogiorno uscito dalle fasce, racconta come, trovato il guscio di una tartaruga, se ne facesse una lira. Poi, andato verso il tramonto, in Pieria, dove Apollo pascolava le greggi degli dei, rubò cinquanta giovenche. Inseguito e raggiunto da Apollo, giurò sulla testa di suo padre di non aver commesso alcun crimine. Davanti a Zeus, Hermes avrebbe poi sfoggiato, a propria difesa, abili doti oratorie. Il grande dio, sapendo sin da principio chi fosse davvero il colpevole, lo avrebbe invitato ad accompagnare Apollo nel luogo dove si trovavano le giovenche e in quel momento l’ira del derubato fu placata dalla bellezza della musica di Hermes quando iniziò a suonare la sua cetra. 

L’armonia porta all’accordo, all’unificazione, Hermes ha creato il danno, ma allo stesso tempo lo ricuce. Il sole deve desiderare le qualità di Hermes   cogliendone l’importanza, così come Hermes desiderava le qualità di Apollo. (3)

L’incontro terapeutico è l’inizio di un viaggio atto a vedere al di là del letterale per recuperare la base poetica della psiche ossia il suo radicarsi nei processi dell’immaginazione.

   

2. L’anima saggia sta nell’enigma

Il Mercurius Duplex degli alchimisti è sostanza ermafrodita, metafora della paradossale compresenza di elementi opposti che stanno alla base di qualsiasi processo di differenziazione psichica. Hermes/Mercurio cova in sé stesso gli opposti che confliggono, si correlano, convergono, perché è sposo e sposa contemporaneamente. 

Carl Gustav Jung ci presenta Mercurio come colui che porta il piombo immaginale allo stato di aurum non vulgi e mantiene il filo del procedimento. L’oro in questione è coscienza che si desta, e la coscienza è sempre paradossale, così come l’oro stesso viene chiamato “pietra filosofale” ma anche Rebis, cosa doppia, quindi immagine della congiunzione. 

Il dio Mercurio nella metafora alchemica possiede le stesse caratteristiche della sostanza che porta il suo nome. È  venefico drago uroborico al quale l’adepto deve “tagliare la testa”. Si tratta di un’operazione metaforica che, attraverso l’assunzione di un punto di vista meno legato al pensiero, accoglie la “morte” simbolica dell’Io e diventa armonia, balsamo, cura, e magari poesia.

Mercurio segue e accompagna l’opus, o meglio… è l’opus che ci porta dalla fase mortifera “al nero”, fino alla coscienza-oro, unione degli opposti e ampliamento dell’essere, passando per il bianco dell’unione mentale tra coscienza e inconscio. 

Le “nozze chimiche” nei testi medievali e nella stanza dell’analisi in tempi moderni sono rappresentate come un tentativo di avvicinare e mettere in comunicazione i principi maschile e femminile, personificati in vari modi, che si rigenerano nella ricerca interiore di ogni essere umano.

Ieri come oggi dentro di noi cerchiamo l’unione tra Sole e Luna, Adamo ed Eva, spirito e corpo. La congiunzione avviene grazie all’intervento comunicativo del Mercurius Duplex rappresentato come sangue, serpente, drago o, con un’immagine nota a tutti… capacità di mediazione. Il Mercurio presenta elementi sia maschili che femminili. Egli si rinnova, rinnovando gli sposi, ed è parte di essi. È lo sposalizio stesso. Tra le sue personificazioni c’è l’idea dell’incesto, lo hieros gamos che è mistica prerogativa dei sovrani e degli dei. 

Risulta evidente, scrive Jung, che il procedimento chimico della “coniunctio” rappresenta al tempo stesso anche una sintesi psichica. 

La ricerca della coscienza riprende, senza che ne siamo sempre consapevoli, l’idea dell’unione incestuosa del mettere insieme ciò che alla coscienza fa paura unire, il che è un paradosso vivo e questo paradosso è il simbolo. 

Con la Psicologia Alchemica, finalmente, così come era stato per il linguaggio ermetico, arriva la possibilità di riconoscere nell’idea della totalità non un moto narcisistico oggi tanto  di moda  ma un compito cosciente nel quale Mercurio è principium individuationis, elemento vitale con le ali ai piedi, dio della relazione che apre la strada verso l’oltre, in un movimento evolutivo che allea il piano materiale allo spirito. In questa accezione, egli è anche il dio della sincronicità (nota di Alessandro Orlandi).

La parola alchemica così come quella poetica è un verbo mercuriale che si esprime per immagini, come i sogni, fuori dalla logica lineare del linguaggio cosciente. Per essere assimilati dalla coscienza, i rebus degli alchimisti devono essere sottoposti a interpretazione, come un sogno o una fantasia odierni dai quali si voglia estrarre il senso, lavorando sulla complessità della prima materia per arrivare al significato nel caos. Interpretare non vuol dire incasellare il simbolo in un solo punto di vista, ma aprirsi ad una duplice prospettiva di lettura. Si tratta di uno sguardo camaleontico sulle immagini. 

Esistere mercurialmente è vivere in un mondo dove l’ambivalenza è naturale, così scrive Hillman, è la reazione adeguata dell’intera psiche di fronte a queste verità complete che sono i simboli (nota). L’anima saggia sta nell’enigma, percepisce sé stessa immaginando, partecipa ai mutamenti della propria sostanza, vede la saggezza inerente alla sua struttura. 

   

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(1) Cattbiani, A., 1998, Planetario, cit., p.209.
(2) Cornuto A, in Cattabiani A., Planetario, cit., p.209.
(3) Quagliarella P., 2022, Puer aeternus e Astrologia, rilettura astrologica del Puer Aeternus di James Hillman, 2022.
Jung Carl Gustav, 1941, Mysterium coniunctionis
J. Hillman, Senex e Puer (pag. 33 e 34 )
C. G. Jung, Mysterium coniunctionis (pag. 83 ) Considerazioni di Richard White (Richardus Vitus)

   


Valeria Bianchi Mian in una foto di Manuela Maroli

Valeria Bianchi Mian, Psicoterapeuta e Psicodrammatista junghiana. Dal 2000 utilizza i Tarocchi e altri mediatori psichici; il suo metodo si chiama Tarotdamma®. Docente per Psicologia.io e PoesiaPresente Lab. Conduce corsi e laboratori di scrittura terapeutica con Golem Edizioni e progettj di Poetry Therapy.  Scrittrice e illustratrice: tra i suoi libri, “Favolesvelte”, “Non è colpa mia”, (Golem), “Vit(amor)te. Poesie per arcani maggiori”, (Miraggi), antologie, saggi – “Utero in anima”, (Lythos); “Amori 4.0”, Alpes Italia; e, con Valentina Marra, “L’Uovo Magico”. Redattrice per Versante ripido, Oubliette Magazine, Psiconline e siti web culturali. Il suo sito: www.tarotdramma.com. 

   

    

    

   

 

Valentina Marra

Valentina Marra ha conseguito la Laurea in Psicologia Applicata Clinica, indirizzo Dinamico, presso l’Università degli Studi di Urbino con una tesi sperimentale sui cambiamenti fenotipici della cellula cancerogena in correlazione alla talking cure e si è specializzata in Psicoterapia Analitica presso l’Istituto di Psicoterapia ATANOR, con sede a Scoppito (AQ). Psicologa Clinica, Psicoterapeuta Analitica-Archetipica, Lavaggio Energetico Emozionale (LEE). Master in Psicodiagnostica Rorschach Clinico e Forense secondo il metodo Scuola Romana Rorschach, aggiornato ed integrato dall’Istituto Rorschach Forense. Ricercatrice e Formatrice nel campo della psicologia e delle neuroscienze. 

One thought on “PAROLA DI HERMES: IL PARADOSSO DELL’IMMAGINAZIONE. DI VALERIA BIANCHI MIAN E VALENTINA MARRA”

  1. Grazie per questa avvincente comunicazione, sono dell’idea che non si parli mai abbastanza della mitologia greca, nata in contesti in cui sembrava cosi` naturale decifrare i meandri della psiche umana, senza che esistesse la psicologia come disciplina. Il caduceo e` anche simbolo dell’arte medica e farmaceutica, secondo un’intuizione che porta a considerare salute e benessere come derivanti dall’equilibrio armonioso fra soma e psiche: approccio filosofico oggi apparentemente soffocato dalla tecnologia e dalla gestione politica. A proposito del ruolo di Hermes come psicopompo fra conscio e inconscio, mi farebbe piacere, se le due brillanti e gentili studiose si rendessero disponibili a una replica, che venisse considerato il ruolo di Dionisos in quanto detentore del dominio sull’oscuro, sul celato, in dinamica contrapposizione con la chiarezza del solare Apollon. In breve, accennare al rapporto, mitologico ma ovviamente intrapsichico per ognuno di noi, fra Apollon Dionisos e Hermes.(Grazie!).

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